Me lo dovevo aspettare: stamattina volevo indossare i jeans ma erano a lavare e quindi ho messo i pantaloni beige, volevo sedermi al terzo banco vicino alla porta ma c’era già un tipo con la cresta rosso fuoco e quindi mi sono accomodata al primo banco vicino a delle ragazze che conosco.

Ovviamente OGGI mi è venuto il ciclo con tre giorni di anticipo dopo mesi che invece continuava a portare ritardo, ho una macchia sanguinolenta tra le gambe e non me la sono potuta filare fino a dieci minuti fa perché attirare l’attenzione alzandosi davanti a tutta la classe per correre al bagno non era esattamente una buona idea. Ah e naturalmente visto che oggi non fa tanto freddo non ho nemmeno portato un maglioncino da legare tatticamente alla vita.




Tra trentasei ore annuso Omo.




Il surf è proprio bello, chissà perché mai prima d’oggi mi è venuto in mente che avrei potuto farlo anch’io (se si esclude la lunga estate dei miei quattordici o quindici anni in cui avevo una cotta tremenda per Mike della seconda stagione di Blue Water High e sognavo di sfrecciare nelle acque australiane su una tavola per conquistarlo). È un modo di vivere il mare a cui non sono abituata - da brava ragazza del Mediterraneo, per me il mare perfetto è cristallino, tiepido, possibilmente piatto, un mare che ti puoi godere proprio esagerando dalla fine della primavera ai primi giorni dell’autunno, poi lo vedi sparire dal finestrino della macchina e gli fai ciaociao con la mano perché sai che per altri otto, nove mesi dovrai accontentarti dell’acqua piena di cloro della piscina più vicina a casa tua. Invece qui il mare è sempre e non solo per le scampagnate di domenica a mangiare la pizza con la mortadella (papà faceva sempre così quando eravamo più piccoli, ci caricava in macchina e ci portava a prendere un po’ di aria buona sul pontile di Ostia e poi ci comprava i Krapfen in quella fantastica pasticceria che sta sotto i portici della piazza), al mare ci vanno i signori che escono dagli uffici e in metro si allentano la cravatta, ci vanno i bambini con i genitori a fare i castelli di sabbia, ci vanno tutti anche in mezzo alla settimana, anche se il vento tira fortissimo e l’umidità è perenne tanto che sembra di stare sepolti sotto una coltre di foschia. Ci sono le capoccette nere dei surfisti che entrano ed escono ed entrano ed escono e magari a loro un mare come quello a cui sono abituata io farebbe schifo: preferiscono la schiuma, l’acqua fredda, la sabbia gelata che si appiccica alle tute di neoprene, le alghe che si incastrano tra i capelli e le onde il più alte e lunghe possibili. Fanno dei discorsi da surfisti, parlando una lingua tutta propria, commentando maree, confrontando le migliori zone, capaci di cogliere meglio di chiunque altro le variazioni del vento e del tempo: ci dicono di prendere l’onda quando si rompe, ossia si increspa, ci dicono di calibrare bene il peso sulla tavola, ci dicono di non aspettare l’onda perfetta ma di provare e riprovare e tirare fuori la tavola e ricominciare a lottare con la corrente e con la risacca, con tutti i muscoli del corpo tesi e indolenziti nello sforzo di uguagliare e contrastare le energie del mare.

So che fa molto Baricco, so anche che il tema del mare probabilmente è uno dei più (ab)usati nella storia del pensiero e della letteratura mondiale, ma il rapporto con quella immensa distesa d’acqua comincia quasi a diventare personale e individuale una volta che riesci a condividere più che il solito bagnetto a morto a galla, cadute sconfitte entra l’acqua nel naso sputacchi sbatti.

Ho passato davvero un gran bel pomeriggio. Mi fanno male le braccia e le gambe e anche altre parti del corpo a cui non saprei dare un nome ma che complessivamente mi rendono veramente stanchissima, eppure quando sei lì dentro, magari mentre vieni sballottata dalla forza dell’acqua e non riesci a respirare e hai pure i capelli e la bocca pieni di sabbia, l’unica cosa a cui pensi è chissà, magari se spingo di più con la gamba sinistra alla prossima onda riesco pure a mettermi in piedi.




Comme on dit en français: “Certo che er nero sfina”?

Comme on dit en français: “Certo che er nero sfina”?




Avrei preferito un altro paragone letterario/musicale, ma la verità è che Antonello Venditti ha ragione da vendere: proprio quando pensi che sia finita, è solo allora che comincia la salita. Ho avuto una decina di giorni per crogiolarmi nel “caspita, parlo proprio bene spagnolo, mi chiedono da che parte della Penisola Iberica venga, capisco anche tutto alla TV e sostengo le conversazioni telefoniche senza alcun problema”, ma sono approdata ben presto sul pianeta del “caspita, parlo un francese da schifo, dove sono finiti i miei cinque anni di linguistico? Possibile che mi confonda ancora tra étude e étudie? Questa parola non me la ricordo proprio, devo trovare un sinonimo. Non so pronunciare le nasali, uff, che fatica.”
Ma va benone anche così, miglioro su tutti i fronti giorno per giorno e mi chiedo che cosa sia rimasto di italiano in me oltre alle conversazioni su WhatsApp e la voce fuoricampo nei miei sogni e nel mio più profondo subconscio.
Marine ed Elizabeth sono adorabili e abbiamo passato uno splendido sabato insieme, mi sono quasi commossa a vedere alcuni quadri di Kandinsky e Rothko e ho provato un’inquietudine profonda con una installazione di Richard Serra. Poi abbiamo avuto un VERY FATTY DINNER al Burger King, completo di gelato all’Oreo. Posso forse lamentarmi?

Avrei preferito un altro paragone letterario/musicale, ma la verità è che Antonello Venditti ha ragione da vendere: proprio quando pensi che sia finita, è solo allora che comincia la salita.
Ho avuto una decina di giorni per crogiolarmi nel “caspita, parlo proprio bene spagnolo, mi chiedono da che parte della Penisola Iberica venga, capisco anche tutto alla TV e sostengo le conversazioni telefoniche senza alcun problema”, ma sono approdata ben presto sul pianeta del “caspita, parlo un francese da schifo, dove sono finiti i miei cinque anni di linguistico? Possibile che mi confonda ancora tra étude e étudie? Questa parola non me la ricordo proprio, devo trovare un sinonimo. Non so pronunciare le nasali, uff, che fatica.”

Ma va benone anche così, miglioro su tutti i fronti giorno per giorno e mi chiedo che cosa sia rimasto di italiano in me oltre alle conversazioni su WhatsApp e la voce fuoricampo nei miei sogni e nel mio più profondo subconscio.

Marine ed Elizabeth sono adorabili e abbiamo passato uno splendido sabato insieme, mi sono quasi commossa a vedere alcuni quadri di Kandinsky e Rothko e ho provato un’inquietudine profonda con una installazione di Richard Serra. Poi abbiamo avuto un VERY FATTY DINNER al Burger King, completo di gelato all’Oreo. Posso forse lamentarmi?




Come vi siete conosciuti Te e Omo?? ** — Anonimo

Questa è una bella storia (…), quindi preparate i popcorn e la copertina di pile, perché papà castoro si è messo gli occhiali.

Tutto cominciò un giorno dei aprile del 2011 sull’autobus al ritorno da scuola - il classico cliché di anvediquello sui mezzi pubblici -, quando vidi per la prima volta questo bel ragazzetto così alto e tutto solo con l’aria di avere un sacco di pensieri in testa (e invece poi ho scoperto che in testa aveva giusto questa): appena tornata a casa, mettendo a frutto le doti che anche Veronica Mars e Sherlock Holmes e Miss Marple e pure il Sergente Colombo mi invidiano, lo trovai su Facebook, constatando con un certa tristezza che era fidanzato. In ogni caso la vita va avanti, no? Le nostre strade si sono incrociate di nuovo a dicembre del 2011 alla festa di diciott’anni di un amico comune: lui ovviamente non sapeva nemmeno della mia esistenza, io ho passato tutta la sera a cercare di attaccare bottone in maniera del tutto INFRUTTIFERA mentre lui sceglieva la musica al pc. Se glielo chiedete, lui nemmeno si ricorda che io stessi a quella festa, ho dovuto fargli vedere le foto per dimostrare che veramente da Cocchi c’ero. (Quindi capito? Se non rispondono alle vostre avances probabilmente non è che non piacete loro, magari so’ solo un po’ rincoglionitelli ♥)
In ogni caso il giorno di Natale una mia “amica” è uscita col loro gruppo e quando uno dei suoi amici ha confessato di avere un debole per me, lei mi ha pateticamente smascherata dicendo che a me invece piacesse Omo. (credo abbia usato più precisamente le parole "Beh in realtà tra di voi l’unico che Camilla se bomberebbe è Riccio") (discrezione portame via) Non sapendo di questa conversazione potete immaginare la mia contentezza il ventisei, nello scoprire una richiesta di amicizia da parte sua! Stavo saltando di gioia! E da lì le nostre comitive hanno cominciato a fondersi, io ho cominciato a pedinarlo per strada, finché wafertubo non ha invitato un po’ di gente al cinema al suo compleanno (galeotto fu sempre il compleanno di Yasma) e lui ha cominciato a scrivermi rigorosamente a giorni alterni mentre io facevo tutto il possibile per apparire il più fuori di testa possibile. Il resto è storia.




amoamoamo il tuo tumblr ma il tuo tema è davvero poco pratico :C — Anonimo

Sono assolutamente d’accordo con te, anon! (calcola che questa frase l’ho pronunciata/scritta solo tre o quattro volte in vita mia hehehe) Vivo un momento di grande crisi da tema.
È per questo che si accettano proposte, me ne serve uno fondamentalmente per testo e foto, semplice e chiaro ma con un dettaglio originale e possibilmente colorato che nel complesso risulti armonico.

E una fetta de culo tagliata sottile vicino all’osso, grazie.




Mi sveglio sul divano troppo corto di casa di Marine con una sensazione strana, come di spaesamento: otto piani più sotto, dall’altro lato della strada, sul marciapiede, c’è un grazioso omino che suona “Fischia il vento” al sax. Adesso sta intonando la sigla de “Il Padrino” e penso che nel giro di cinque minuti scenderò le scale scalza e con il pigiama prestato che indosso e gli darò tutti i miei soldi.




maqualeidea:

Oggi abbiamo fatto l’amore ed è stato bellissimo e intenso ed eccitante e tenero e complice. E poi, ancora nudi e accaldati, mi ha insegnato a fare le scuregge con le ascelle.




Vedi alla voce “BRUTTAMMERDA”.

Vedi alla voce “BRUTTAMMERDA”.




Stasera c’è un Pijama Party in discoteca e io non indosserò il pigiama. Davvero, vorrei tanto, lo giuro, è solo che io dormo in mutande con i calzini di spugna e una maglietta nera XXL di Omo che recita sul davanti, in giallo fluo, BLUE PUB (con tanto di pinta di birra serigrafata) e sulla parte di dietro MY BEER MY FRIENDS MY STYLE ma ho come l’impressione che non sarebbe l’outfit adatto.




Bilbao cresce come polo industriale sulle rive del Río Nervión grazie alla ricchezza mineraria della regione: adesso molte delle fabbriche che fino a qualche anno fa davano lavoro a migliaia di operai baschi e spagnoli hanno chiuso i battenti e tutto quello che resta di quel periodo d’oro dell’economia bizkaína sono questi edifici dimenticati, sparsi tra i cocci di vetro e i murales sulle sponde della Ría. L’autobus che mi porta all’Università passa lungo il fiume e, nonostante il sonno, ogni mattina mi scopro affascinata da questo paesaggio post industriale - malinconico, un po’ inquietante però poetico allo stesso tempo. (Ovviamente là dentro non ci entrerei mai nella vita, da brava cacasotto quale sono)

Bilbao cresce come polo industriale sulle rive del Río Nervión grazie alla ricchezza mineraria della regione: adesso molte delle fabbriche che fino a qualche anno fa davano lavoro a migliaia di operai baschi e spagnoli hanno chiuso i battenti e tutto quello che resta di quel periodo d’oro dell’economia bizkaína sono questi edifici dimenticati, sparsi tra i cocci di vetro e i murales sulle sponde della Ría. L’autobus che mi porta all’Università passa lungo il fiume e, nonostante il sonno, ogni mattina mi scopro affascinata da questo paesaggio post industriale - malinconico, un po’ inquietante però poetico allo stesso tempo. (Ovviamente là dentro non ci entrerei mai nella vita, da brava cacasotto quale sono)




Oggi ho passato il pomeriggio a fare un pisolino dopo l’altro, svegliandomi ogni volta più rincoglionita, visto che ieri sera all’ennesimo pub crawl avevo alzato un po’ il gomito e stanotte come per magia mi sono svegliata alle tre e mezza senza riuscire più ad addormentarmi. (fortuna vuole che nei giorni feriali salvo il venerdì la metro chiuda alle undici, quindi alle undici e dieci stavo già a letto) Dopo un’ora e spicci passata a rivoltarmi tra le lenzuola, ho deciso di mettere a frutto la mattinata e cominciare a studiare un po’: il signor Hobsbawm, il nazionalismo, i manuali di Stnel oria Contemporanea, la tesina per Representación y Partidos Políticos (che significa: YUHUUU POSSO SPARLARE DEL MOVIMENTO CINQUE STELLE!), un salto veloce sul sito di Ryanair per controllare il prezzo dei biglietti, caricare le foto del compleanno di DaEun e poi dalle nove lezione all’università. Il professore è semplicemente meraviglioso, oggi ha speso metà del tempo per farci vedere su YouTube monologhi, scene tratte da film storici ma storicopoliticamente anacronistici, perché ai personaggi viene attribuito un modo di pensare che ancora non si era sviluppato. In Braveheart, per esempio, film che in queste ultime settimane è stato sulla bocca di tutti proprio per la questione del referendum, Mel Gibson rivolge un accorato discorso all’esercito con il volto dipinto di azzurro e bianco e parlando di libertà facendo leva sul sentimento di appartenenza alla Scozia dei soldati. Ecco, nel XIII secolo questi due concetti erano completamente sconosciuti - non si combatteva per una questione identitaria né ovviamente per la libertà, ma semplicemente perché il signorotto che ti dava il pane aveva deciso così. Tuttavia, ci diceva Fernando (“Ah, è vero, in Italia i professori sono delle specie di divinità. Ma qui in Spagna e specialmente in Euskadi, ai professori non si dà mai del lei. Chiamami pure Fernando.”), è interessante constatare come questo film secondo molti abbia fomentato la fazione indipendentista in Scozia che poi ha portato al referendum sulla devolution del 1998: in questo caso relativo alla pellicola sì, si può parlare di nazionalismo, ma non bisogna mai fare l’errore di guardare al passato con gli occhi e con le strutture mentali del presente. Il nazionalismo nasce nel XIX secolo, prima del 1800 la stragrande maggioranza delle persone non sapeva nemmeno a quale stato appartenesse, tant’è vero che gli ufficiali di Napoleone III (quindi intorno al 1850) avevano il preciso incarico di andare nelle parrocchie di provincia a domandare che sei te? sei francese? sei russo? sei burundese? e prendere a mazzate i bambini che rispondevano  a tutto proprio per paura delle succitate mazzate.

Mo’ mica lo so perché sto scrivendo queste cose, probabilmente perché queste lezioni sono le più coinvolgenti a cui abbia mai assistito nonostante la tequila. Uscita dall’aula ventisette sono stata trascinata alla mensa dell’università da due ragazze baresi che mi hanno introdotta alla lussuriosa e peccaminosa pratica del pintxo por la mañana, un panino fatto di frittata: cioè tortilla de patatas sotto, prosciutto formaggio e maionese, altra frittata sopra e ripeti così per tre piani. Ovviamente questo mi ha sollevato dal prepararmi il pranzo.

Stasera è stata particolarmente bella: ho preparato la cena per Elena e me (ravioli ripieni di funghi porcini, crocchette e insalata), abbiamo chiacchierato guardando la tv e adesso sta riscaldando l’acqua per mettere su una infusione rilassante con pila menta y manzanilla. Aspettiamo Ana e poi mettiamo su qualche serie tv scema. Nel finesettimana Théo mi aveva chiesto di andare a Bordeaux con lui ché c’è una competizione importante di surf, ma dopotutto non voglio mandargli il messaggio sbagliato e poi pure lui è stranuccio assai e a Bordeaux ci posso andare quando mi pare, ché tanto dista solo tre ore di macchina da Bilbao. Io farò surf qui a Sopelana con Elizabeth e Marine e poi sto cercando di convincerle ad andare a festeggiare la prima lezione in un ristorante indiano che mi hanno consigliato. E poi mercoledì prossimo, ossia tra poco meno di una settimana, arriverà Omo e si fermerà qui con noi per cinque giorni: con le mie amiche (che non vedono l’ora di conoscerlo) stiamo accuratamente pianificando le cose da fare insieme, le attrazioni da mostrargli e i bar dove portarlo a mangiare, le feste migliori a cui partecipare. Elena mi ha detto che i suoi genitori hanno un materasso matrimoniale gonfiabile e che adesso dobbiamo cercare il modo di metterlo in camera.

Sembra che tutto vada bene. Va tutto proprio bene.




Ho passato il pomeriggio sulla mia spiaggia preferita, a Sopelana; oggi c’era una brezza molto piacevole ma il mare era piatto come una tavola - non si vedevano surfisti, non si vedeva schiuma, le onde non ruggivano. Avevo con me un libro avvincente, una felpa sopra al costume da bagno, una gonna a righe bianche e rosse, i sandali di cuoio e le unghie dipinte di grigio. Sono stata sola e felice, ho potuto osservare il mondo da dietro le lenti dei miei occhiali da sole: le famiglie, i bambini alle prese con i primi bagnetti e gli adolescenti con le cuffiette nelle orecchie e una signora seduta qualche metro avanti a me che ha passato venti minuti al telefono senza riuscire a smettere di ridere a crepapelle.

Mi sono sorpresa a pensare, incredibilmente e tutto d’un tratto, che mi piacerebbe che i miei figli avessero la possibilità di crescere in un posto come questo, dove tra la città e il tramonto c’è solo una frastagliata sequenza di scogliere e spiagge.

Ho passato il pomeriggio sulla mia spiaggia preferita, a Sopelana; oggi c’era una brezza molto piacevole ma il mare era piatto come una tavola - non si vedevano surfisti, non si vedeva schiuma, le onde non ruggivano. Avevo con me un libro avvincente, una felpa sopra al costume da bagno, una gonna a righe bianche e rosse, i sandali di cuoio e le unghie dipinte di grigio. Sono stata sola e felice, ho potuto osservare il mondo da dietro le lenti dei miei occhiali da sole: le famiglie, i bambini alle prese con i primi bagnetti e gli adolescenti con le cuffiette nelle orecchie e una signora seduta qualche metro avanti a me che ha passato venti minuti al telefono senza riuscire a smettere di ridere a crepapelle.

Mi sono sorpresa a pensare, incredibilmente e tutto d’un tratto, che mi piacerebbe che i miei figli avessero la possibilità di crescere in un posto come questo, dove tra la città e il tramonto c’è solo una frastagliata sequenza di scogliere e spiagge.




Il motivetto iniziale di Timber dovrebbe essere bandito per legge.